Se venire a Orvieto significa, da sempre, conoscere e sperimentare il suo celebre vino, non meno antico e importante è il rapporto della città con la coltivazione dell’ulivo e con la produzione di ottimo e rinomato olio. E se la vite disegna ad arte i declivi dell’Orvietano, l’argenteo disporsi degli uliveti ne completa la dolce e mossa ondulazione.

Mercoledì 29 luglio – Ore 19.00

Sala delle Macine al Parco delle Grotte – Orvieto Underground

“Le vie dell’Olio”

L’Olio, la Storia e le produzioni di eccellenza

LETTURE, RAGIOINAMENTI E MUSICA

Al centro c’è il racconto, la narrazione delle vicende storiche legate all’olio, il ruolo di questo nei riti e nell’alimentazione, la scoperta dei diversi recipienti etruschi dedicati alla conservazione del prodotto.

Partecipano: Claudio Bizzarri (Archeologo), Eugenio Ranchino (Agronomo)

Musica: Happy Days Choir & Jobb Project Big Band

Degustazioni di Vino ed eccellenze Gastonomiche offerte da Coop. “OASI Agricola” e Az. Agr. Bio “Janas”

Orvieto Underground – Sala delle Macine

grotta-di-orvieto-1

Insieme ad altri irrinunciabili percorsi ipogei, la visita “Orvieto Underground” costituisce un itinerario guidato di grande suggestione e interesse che, attraverso un labirinto di grotte aperte nel masso tufaceo dagli abitanti nel corso di 2500 anni di scavi ininterrotti, vi metterà in contatto con le viscere più misteriose e profonde della rupe: una vera e propria città sotterranea fatta di innumerevoli cavità che si intersecano e si accavallano sotto il tessuto urbano, in cui gli abitanti di Orvieto hanno svolto, fin dalle antiche origini etrusche, molteplici attività della vita quotidiana. Si tratta di un prezioso palinsesto di informazioni storiche e archeologiche, studiato solo recentemente in modo organico e scientifico e restituito alla fruizione, a partire dagli anni Novanta, con due importanti complessi ipogei contrassegnati, tra le circa 1200 cavità del sottosuolo di Orvieto, con i numeri 536 e 6.

Non esitate a compiere questo straordinario viaggio nel tempo: il percorso è agevole e non richiede accortezze particolari, se non un paio di scarpe comode. Il biglietto si fa in Piazza Duomo, nell’info point della Carta Unica che non stenterete a riconoscere accanto all’Ufficio Turistico. L’accesso, a cui sarete accompagnati da guide specializzate, si apre all’interno del vicino “Parco delle Grotte”, un’estesa area verde attrezzata che, tra emozionanti scenari, degrada sul ciglio della rupe. Vi potrete consumare, all’uscita, anche il vostro eventuale pic-nic. Prima di inoltrarvi nelle oscure profondità della terra, fermatevi ad osservare la linea dolce e sinuosa delle colline circostanti, la variegata articolazione delle coltivazioni delle balze e, circondata di ulivi e cipressi, l’affascinante sagoma dell’antica Badia dei Santi Severo e Martirio.

Attraversando il vasto intrico della cavità 536 avrete modo di ammirare i suggestivi resti di un ampio frantoio, tra cui, ben conservate, la pressa e alcune mole di cui una datata 1697, anche se la struttura potrebbe risalire addirittura alla seconda metà del Trecento; di fronte alla pressa, un vano che potrebbe essere una delle vasche in cui venivano poste le sanse dopo la prima spremitura, per assorbire acqua ed essere poi di nuovo spremute e, intorno, tutta una serie di ambienti e strutture funzionali al mulino, quali altre vasche, cantine, stalle, un focolare e una condotta per l’acqua. Nell’ampia cavità, che si estende per circa 850 metri quadrati, noterete una misteriosa e irregolare serie di ambienti collegati tra loro. Si tratta di una grande cava di pozzolana, che offre un interessante esempio di come si procedesse nello scavo: in modo del tutto disorganico appunto, senza neanche troppo preoccuparsi della stabilità, seguendo non un piano spaziale preordinato ma i filoni offerti dalla presenza di materiale. I documenti d’archivio fanno risalire l’apertura o la riapertura di questa cava al 1882. Molto più indietro nel tempo, tra le emergenze rinvenute sono presenti tre condotti verticali a pedarole risalenti all’epoca etrusca.

Di grande fascino e interesse anche l’immersione nella cavità n. 6 che, attraverso una serie di anfratti, scalette e stretti cunicoli, vi condurrà a mirabili esempi di vani a colombari posti su diversi livelli. Le fitte aperture quadrangolari allineate nello scavo del tufo, che per molto tempo hanno appassionato gli archeologi sulla natura della loro origine, si sono alla fine rivelate come un razionalissimo sistema di celle utilizzato per far nidificare e allevare i colombi, a fini alimentari, fin dall’epoca medievale, funzione avvalorata anche dalla presenza di vasche per l’approvvigionamento idrico e da aperture nel versante a ciglio della rupe, volte a mettere i volatili in contatto con l’esterno. Le vasche dovrebbero essere servite, secondo la lettura di frammenti ceramici trovati nei pressi, anche per due successive fornaci in cui si cuoceva vasellame in argilla nel XVIII secolo.

Quando riemergerete, dopo circa un’ora di percorrenza, lo slancio del Duomo vi sembrerà ancora più luminoso e ardito.