Venire a Orvieto significa, da sempre, conoscere e sperimentare il suo celebre e osannato vino. Il legame che unisce Orvieto al vino è infatti profondo e antichissimo, un filo ininterrotto di una tradizione millenaria che parte dagli Etruschi per giungere ai nostri giorni.

Non faticherete ad accorgervi che sopra, sotto e intorno alla rupe di Orvieto tutto narra del vino: i bassorilievi e gli affreschi del Duomo, le iscrizioni delle corporazioni medievali, gli affreschi dei palazzi storici, il sottosuolo popolato da cantine collegate da tempo immemorabile da un reticolo di cunicoli.

Venerdì 31 luglio – Ore 18.30

Necropoli del Crocifisso del Tufo

 “Le vie del Vino”

“Il banchetto dei vivi e il cibo eterno”

PRESENTAZIONE SCAVI, MOSTRA, LETTURE E MUSICA

Il Vino nella storia di Orvieto: dall’uso degli Etruschi all’eccellenza dei giorni nostri. Un’esperienza sensoriale che nasce dal bacchetto antico e il ruolo del vino nella convivialità storica. Una quotidianità che l’antico popolo degli Etruschi trasferiva nell’oltretomba e oggi diventati reperti della Necropoli del Crocifisso del Tufo.

Partecipano: Claudio Bizzarri (Archeologo), Lorenzo Benini (Trust Sostratos), Maria Cristina De Angelis (Soprintendenza per i Beni Archeologici dell’Umbria)

Mostra: “Il Banchetto dei Vini e il Cibo Eterno” finalizzata a rappresentare la quotidianità del cibo presso gli Etruschi di Velzna e l’idea sovrannaturale del cibo eterno riservato agli dei, così come viene restituita dagli affreschi della tomba Golini. Importante e unica sarà l’esposizione di una Kylix del Pittore Oltos e una Olpe in Bronzo di produzione Orvietana. Resterà aperta fino a fine anno. 

Musica: Billi Brass – Gli Ottoni del Maestro Massimo Bartoletti

Degustazioni di Vino ed eccellenze Gastonomiche offerte da Coop. “OASI Agricola” e Az. Agr. Bio “Janas”

Necropoli del Crocefisso del Tufo

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Necropoli del Crocefisso del TufoLa necropoli “del Crocefisso del Tufo” è situata ai piedi del versante nord del masso tufaceo e si pensa possa essere fatta risalire al VI secolo a.C., anche se fu utilizzata per le sepolture sino al III secolo dell’era cristiana.

La Necropoli deve il suo nome ad una croce incisa nel tufo all’interno di una cappella rupestre, ricavata nel masso tufaceo, dove un anonimo autore del Cinquecento espresse la sua devozione e la sua creatività in un crocifisso inciso, appunto, nel tufo. La piccola chiesa che ha dato il nome alla necropoli è raggiungibile anche attraverso un suggestivo percorso pedonale che scende da porta Maggiore.

Un aspetto interessante è la disposizione delle tombe – dalla forma di camera – che sono allineate lungo dei camminamenti disposti ortogonalmente. La “città dei morti” è costruita all’insegna dell’uniformità edilizia. Le tombe, circa una settantina quelle oggi visitabili, sono piccole, a una camera, con pianta rettangolare (3 x 2 m.) monofamiliari, secondo il “modello orvietano”.

Le tombe sono costruite con enormi blocchi di tufo e contengono un piano per la deposizione del feretro.

Necropoli del Crocefisso del TufoUno strato di terra piatto e non di forma conica ricopriva il sepolcro, individuabile grazie a segnacoli denominati cippi, di forma variabile a seconda del sesso del defunto: a tappo o cipolla per gli uomini, cilindrica per le donne. Grande rilevanza aveva per gli Etruschi il culto dei morti fondato sulla credenza che il defunto conservasse una propria individualità congiunta con le sue spoglie mortali; accanto al cadavere era quindi collocato il corredo funerario costituito sia da oggetti personali come fibule, specchi, lance, testimonianza del sesso, stato sociale ed età del defunto, sia da vasi di diversa forma e materiale (bronzo, terracotta, bucchero), tipica espressione della ceramica etrusca oppure di provenienza ellenica.

Il piano delle tombe si trova a circa 60/70 cm sotto il piano del calpestio. Sopra l’ingresso delle tombe in genere si trova una iscrizione con caratteri etruschi che indica il nome del defunto o il lignaggio di provenienza.

Questo sito archeologico fu oggetto di scavi sin dal secolo XIX ma in mancanza di un’organizzazione sistematica, molti corredi funebri furono dispersi nei più importanti musei d’Europa. Fu soltanto nel secolo XX che, grazie agli scavi sistematici condotti dal 1961, il materiale ornamentale recuperato fu classificato con criteri scientifici e quindi esposto al Museo Faina di Orvieto.